Bloccati nel cuneo

Da un lato, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e il suo viceministro Stefano Fassina del Pd. Dall’altro, il Centro studi della Confederazione degli artigiani di Mestre e l’Istat. Ci si sta accapigliando per un miliardo in più o in meno di pressione fiscale nella Legge di stabilità e sugli effetti macroeconomici di una manovra pulviscolare fatta di mille tasselli che non risolve a dovere nessun problema ma, anzi, crea complicazioni e incertezze in un sistema già aggrovigliato.
7 AGO 20
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Da un lato, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e il suo viceministro Stefano Fassina del Pd. Dall’altro, il Centro studi della Confederazione degli artigiani di Mestre e l’Istat. Ci si sta accapigliando per un miliardo in più o in meno di pressione fiscale nella Legge di stabilità e sugli effetti macroeconomici di una manovra pulviscolare fatta di mille tasselli che non risolve a dovere nessun problema ma, anzi, crea complicazioni e incertezze in un sistema già aggrovigliato. La polemica più significativa di cui governo e parlamentari dovrebbero preoccuparsi è quella che deriva dal divario fra le stime del governo e dell’Istat su crescita e occupazione. Il governo per il 2014 ha stimato una crescita dell’1,1 per cento del pil mentre l’Istat ieri l’ha ridimensionata allo 0,7: una differenza del 60 per cento circa. Il divario sulla entità della ripresa, dopo un declino dell’1,8 nel 2013 (stimato dal governo a 1,7) comporta anche che la disoccupazione per l’Istat nel 2014 aumenterebbe al 12,4 per cento contro il già elevato 12,1 del 2013. Il ministro Saccomanni si arrampica sui vetri, sostenendo che il divario di valutazioni dipende dal fatto che l’Istat non tiene conto degli effetti sulla domanda interna del rimborso dei crediti della Pa e del fatto che l’anno prossimo il governo dovrebbe attuare alcune riforme in cantiere. In realtà la differenza di stime statistiche si riferisce a una diversa valutazione della spinta alla nostra economia derivante dalla ripresa internazionale e quindi dal nostro commercio estero e dal recupero degli investimenti. Ciò dipende in modo cruciale dalla questione del declino della produttività del lavoro che l’Italia sta sperimentando da oltre un decennio nei confronti dei concorrenti internazionali. Sbaglia dunque il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, a trastullarsi con l’ipotesi di un aumento del pil derivante dalla riduzione del cuneo fiscale, tramite l’impossibile ricerca di altri 2,5 miliardi di finanziamenti aggiuntivi per il 2014: costituirebbe comunque una goccia nel mare, mentre si tratta di recuperare alcuni punti di produttività mediante la flessibilità del lavoro, con la regola “hire and fire”. Chissà mai che Saccomanni non impari un po’ di thatcherismo ora che è andato in visita a Londra per incontrare il suo omologo, il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, il banchiere centrale Mark Carney e gli operatori della City.